Mindfulness e neuroplasticità

Un’altra area di ricerca ha focalizzato l’attenzione sulla neuro-plasticità (cioè la capacità della mente di cambiare il cervello) e sui meccanismi neurali che sono implicati nella pratica di Mindfulness.
Sappiamo, infatti, che “i neuroni che si attivano insieme, si legano tra loro” (Hebb, 1949, in Siegel, 2007) e che l’attività mentale della meditazione attiva specifiche aree del cervello.

Sara Lazar e altri (2005) hanno dimostrato che, dopo anni di pratica meditativa, le aree del cervello associate all’introspezione e all’attenzione diventano più spesse.

Richard Davidson e altri (2005) dell’Università del Wisconsin hanno riscontrato che, dopo solo otto settimane di training di mindfulness, aumenta l’attività nella corteccia prefrontale sinistra.

L’attivazione di quest’area è associata alle sensazioni di benessere come pure l’aumento dell’ attività metabolica in questa parte del cervello è correlato alla forza della risposta immunitaria al vaccino contro l’influenza.

Hozel e altri (2011) hanno condotto uno studio longitudinale controllato per indagare i cambiamenti nella concentrazione di materia grigia cerebrale attribuibile alla partecipazione a un training di Mindfulness. Attraverso la risonanza magnetica (MR), effettuata prima e dopo la somministrazione del training di Mindfulness di 8 settimane, è stato confermato l’aumento della concentrazione di materia grigia nell’area sinistra dell’ippocampo, nella corteccia cingolata posteriore, nell’area temporo-parietale, nel cervelletto, per i partecipanti al training, confrontati col gruppo di controllo che non aveva ricevuto il training.
(Britta K. Hölzel et al., “Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density”).

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